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Etiopia: L’altro Sud. Viaggio fra i popoli della Valle dell’Omo

Il Sud dell’Etiopia è ancora capace di sorprendere anche il più esperto dei viaggiatori. Da anni, le regioni meridionali dell’Etiopia sono percorse dai fuoristrada del turismo organizzato.

I popoli del Grande Sud non sono più sconosciuti. I circuiti degli operatori turistici sono diventati percorsi battuti mille e mille volte. Ma vi sono regioni, nella valle dell’Omo, ancora lontane, quasi segrete, invisibili. Basta scartare itinerari consolidati.

Raggiungere vallate e colline solitarie, lontane dall’asfalto delle strade principali. Vi sono villaggi e popolazioni che hanno difeso il loro equilibriocon la natura. Gente che conserva, con orgoglio, tradizioni e storia. Questo è il nostro viaggio. Usciamo dalle rotte abituali del turismo occidentale. Andremo in cerca dei mercati tradizionali, visiteremo villaggi di contadini, cacciatori e pescatori, saremo accolti da piccole comunità di uomini edonne. Navigheremo lungo la corrente del fiume Omo fino al suo delta. E’ un viaggio diverso, è l’esplorazione di un Africa nera, uno dei cuori più belli e incontaminati del continente.

12

Durata

11/12 giorni

Livello

Medio

Informazione Generali

  • Durata: 11/12 giorni
  • Livello: Medio
  • Attivita’: Viaggio Tribale
  • Partenza: Addis Abeba
  • Arrivo: Addis Abeba
  • Categoria: Avventura, Ethnic trip
  • Sistemazioni: campi e Hotel semplici
  • Stagione ideale: Inverno
  • Trasporti: Privati
  • Regione: Est africa / Ethiopia

Itinerario

GIORNO 1- ADDIS ABEBA - ZIWAY 183 KM, 3 ORE E 30 CIRCA 1

In auto lungo la savana della Rift Valley in direzione sud, fino al lago di Zway, in Oromia, ai confini dell’Arsi occidentale. Arrivo ad Addis Abeba. Ci sarà una persona del nostro staff ad accogliervi all’aeroporto. Breve visita della città (dipende dall’orario di arrivo del volo internazionale). Addis Abeba Overview Addis Abeba è una capitale che vive di un’energia positiva, proiettata verso la modernità economica ma legata alle proprie tradizioni culturali e alla sua “etiopicità”.
Addis Abeba è il simbolo di una nazione mai colonizzata e dal 1963 è la capitale diplomatica dell’Unione Africana. Ha poco più di 100 anni e tra le vie di Piassa, a Merkato, nel quartiere universitario di Sedest Kilo, tra chiese ortodosse e moschee si sono stratificati l’architettura nata da stimoli di commercianti indiani e greci, dagli italiani che sognavano l’Impero d’Africa, dalla gente comune che vive in quartieri con case di fango e paglia e lamiera, dal modernismo del monarca illuminato Haile Selassie; e ora dallo sviluppo di grattacieli e zone residenziali della classe media in una metropoli in espansione. Addis Abeba National Museum Il Museo Nazionale d´Etiopia nel quartiere di Arat Kilo e l´ominide Lucy racconta la storia d´Etiopia e dell´Umanità. Il Museo è nel quartiere di Arat Kilo, uno dei posti più vivi e gradevoli della città ed è noto soprattutto per Lucy, l’ominide antenato dell’uomo scoperto nell’alta Rift Valley nel 1974. I suoi scopritori scelsero il nome ispirati da un brano dei Beatles, gli etiopi hanno preferito essere affettuosi: Lucy 1 Per rispettare questo programma e i suoi mercati l’arrivo ad Addis Abeba deve essere di giovedì. per loro è “Dinqnesh”, “Sei Meravigliosa”. Dopo la visita al museo partenza per la Rift Valley, in fuoristrada. La Rift Valley è la grande frattura nel continente africano che dal Mar Rosso prosegue fino al Mozambico. Tra qualche milione di anni questo vasto territorio sarà occupato dal mare dell’Oceano Indiano. Seguendo la mappa dell’Etiopia la Rift Valley corre dal Mar Rosso fino al Lago Turkana ai confini con il Kenya e visivamente ha fatto assumere al territorio la forma di un imbuto, o di una Y. Il Rift ha diviso in due l’altopiano: il massiccio del nord e quello sud orientale dei monti Bale e Chercher; il vasto triangolo compreso in parte da questi massicci è il triangolo di Afar, con la depressione della Dancalia che a nord va fino a oltre cento metri sotto il livello del mare. Dalla zona dell’Awash in direzione sud ovest il Rift si restringe creando delle zone che hanno climi e habitat differenti da quelli degli altopiani che li circondano: zone di savana si alternano a pascoli erbosi e l’altitudine scende sotto i duemila metri. Nella Rift Valley si sono formati numerosi laghi che hanno differenziato l’ambiente e le attività economiche. Procedendo verso sud si incontrano i laghi vulcanici di Debre Zeit; poi il lago di Zway che è una tappa dei percorsi migratori degli uccelli e quindi punto di osservazione dei birdwatchers; il lago Langano con le sue dolci colline e la savana che lo circonda è l’unico balneabile d’Etiopia; parallelo al Lago Langano i laghi Abyata e Shala, vicini geograficamente ma estremamente diversi come struttura e anch’essi hot spot per i birdwatchers; il piccolo lago di Awasa; i laghi Chamo e Abaya. Sono due le strade principali che attraversano la Rift Valley; quella diretta verso Awasa e poi i territori Sidamo e quella che attraversa il Walayta e prosegue fino alle colline dei Konso. Lungo questi percorsi si incontrano città industriose come Debre Zeyt e Awasa e Sodo; anonime come Mojo; trafficate come Shashamane e Hosaina; culturalmente interessanti come Zway; capoluoghi di popoli che si sono culturalmente differenziati come i Konso; paradisi naturalistici come Arba Minch e Awash e Abjata Shala con i loro grandi parchi. La Rift Valley prosegue ancora verso sud ovest, ma più o meno dalle colline Konso in poi è un’altra sorgente idrica che la caratterizza: la valle del fiume Omo, che termina la sua corsa nel lago Turkana.

Pranzo lungo la strada e arrivo al lago Zway nel primo pomeriggio. Passeggiata nelle località di Bocesa. Zway è una cittadina rurale della Rift Valley sulle sponde di un lago omonimo che è un grande hot spot per l´avvistamento degli uccelli e ospita il più antico monastero del Sud Etiopia. Si presenta con una bella strada principale alberata, ma non si differenzierebbe troppo da altre cittadine dell’Oromia se non fosse per il suo lago che ospita ippopotami e colonie di pellicani; che ha cinque isole di una natura selvaggia; dove per la festa del Timket l’arca dell’alleanza viene trasportata in processione fino alla spiaggia di Bochesa. In uno dei migliori punti di osservazione per i birdwathchers il fondista medaglia olimpica Haile Gebreselassie ha costruito un hotel e altri imprenditori lo stanno seguendo, segnali delle potenzialità turistiche di questa cittadina poco distante da Addis Abeba. Di mattina, all’imbarcadero, le barche tornano con il pescato, si sfiletta e si frigge mentre enormi pellicani aspettano gli avanzi. Il tramonto invece è il momento migliore per avvistare gli ippopotami, così come per fare un’escursione in barca sulle isole più vicine, tra cui l’isola degli uccelli. Per arrivare e visitare l’isola di Tulo Gudo – che si dice ospitò la vera arca dell’alleanza ed è abitata da una piccola comunità che parla una lingua, lo Zay, più imparentata con il tigrino che con l’oromo - occorre invece un giorno intero. Zway ha anche una vocazione industriale, come si nota dalle serre per la coltivazione intensiva dei fiori per il mercato occidentale; uno dei settori più in espansione, e controversi, dell’economia etiopica. Pernottamento in Hotel: Haile Resort Zway Hotel.

GIORNO 2 – ZWAY - MAZE PARK 290 KM 5 ORE E MEZZA CIRCA (ASFALTO/PISTA)

Partenza la mattina in fuoristrada e poco dopo Zway sosta al parco Abyata e Shala. Abjata Shala park : Il Parco Nazionale dell´Abjata Shala nella Rift Valley ospita nei suoi laghi numerose varietà di uccelli e decine di migliaia di fenicotteri. E’ il tratto finale di una savana secca, di acacie e cespugli - un paesaggio semidesertico che è anche il risultato di un lungo sfruttamento delle risorse naturali che ha favorito l’erosione - che qualche decina di chilometri oltre, verso Hawasa, diventa più verde e fertile. L’Abjata e lo Shala sono due laghi separati da uno stretto istmo di terra ma mentre l’Abjata è placido e profondo solo quattordici metri lo Shala arriva fino a 260 metri di profondità e ha numerose sorgenti di acqua calda. Il Parco fu istituito per proteggere le colonie di uccelli ed in particolare i fenicotteri che durante la stagione delle piogge arrivano fino a 50mila esemplari. Un altro lago affianca l’Abjata Shala, si chiama Chitu ed è forse talmente piccolo da non meritare un titolo. In realtà il colpo d’occhio che offre Chitu può essere incomparabile quando ci sono migliaia di fenicotteri che lo coprono quasi per intero. Un’escursione nel parco al tramonto, tra i fenicotteri, praterie e la luce che filtra dalle acacie e buca la polvere è di una bellezza struggente, se si ha il tempo di farlo. Il viaggio prosegue verso sud e dopo la cittadina di Sodo ci si inoltra tra le colline del territorio della popolazione Wolaita e Gamo. La zona è fertile e la campagna ordinata, con le tipiche capanne contornate da orti. Arriveremo nel pomeriggio al parco di Maze. Maze Park ll Parco Nazionale del Maze è a un centinaio di chilometri da Sodo e collega Jinka con la capitale del Walayta tra le province di Basketo e Sawla. E’ stato fondato di recente, il nome deriva dal fiume Maze che lo attraversa ed è a un’altezza di 1000 metri, ma al confine del parco il Monte Gugi arriva oltre i 4.000. Il parco è interessante per i birdwatchers ma anche per la presenza di antilopi. Nella zona sud del parco ci sono le sorgenti calde di Bilbo. Pernottamento: campo.

GIORNO 3 - MAZE PARK - VILLAGGIO GAMO 50 KM 1 ORA E MEZZA CIRCA (PISTA)

Oggi attraversiamo la regione del Gamo, una zona verdissima a ovest di Arba Minch. Alcuni mercati Gamo cominciano dopo il tramonto, e durano fino a notte. Gamo significa “la forza del leone”. I Gamo sono contadini e allevatori di bestiame che hanno amministrato le risorse della terra secondo un sistema di leggi tradizionali che per funzionare devono essere bilanciate e in armonia tra di loro. Il sabato è giorno di mercato ma è un mercato che ha tempi e un´atmosfera diversi rispetto ad altre zone d’Etiopia: comincia di sera, dopo il tramonto, e dura fino a notte inoltrata alla luce dei fuochi. I Gamo hanno una struttura sociale clanica. Sono un popolo orgoglioso e conservano le loro tradizioni,il loro nome ricorda la forza del leone. Erano conosciuti come grandi cacciatori. Pernottamento in campo (Sawla Catholic Church).

GIORNO 4 – VILLAGGIO GAMO - JINKA 110 KM 2 ORE E MEZZA CIRCA (PISTA)

In auto dalla regione dei Gamo attraversando le colline abitate dagli Ari fino alla cittadina di Jinka, nella valle dll´Omo.
Dal villaggio Camo saliremo sulle montagne del Senegal che dividano la regione del popolo dei Male da quella Ari. E ci avvicineremo alla parte sud del fiume Omo.
La valle dell´Omo è ambiente delicato e complesso, dove in un viaggio veloce bisogna rassegnarsi alla natura superficiale dell¡incontro, ma confidare che sia comunque un incontro sincero.
L’antropologo tedesco lvo Strecher ha passato trent´anni tra le tribù dell´Omo Valley. Imparò la lingua degli Hamer e in un suo diario di bordo cas+i annotò del suo paese, della sua gente, di suo padre, della sua famiglia e di se stesso. Quanta poesia ed espressività nelle sue descrizioni. Queste descrizioni e il ritmo del suo parlato devrebbero essere ripodotti in un libro: i passaggi veloci e le esitazioni, le acceleracioni, I´ondeggiamento della sua voce... Sarà un lavoraccio riprodurre questi nastri. Ma se solo riuscissimo a tradurre senza perdere il suo modo di raccontare potrebbe uscirne qualcosa di maraviglioso." (dai diari di lvo Strecker).
Lungo la strada sosta in un villaggio Ari. Arrivati a Jinka visita al South Omo Research Center, il centro culturale per prepararsi a cogliere gli stimoli che offriranno le escursioni nell’ambiente e tra la gente della Valle dell’Omo. Ari villages Gli Ari sono l’etnia maggioritaria dell’Omo Valley sparsi in un territorio che va dal nord del Mago Park fino alle colline attorno a Jinka e più a nord. Data la vastità del territorio in cui vivono, le tradizioni culturali e le attività lavorative cambiano a seconda delle zone. Nelle zone più fertili gli Ari coltivano mais, caffè, l’enset e anche il miele. Gli Ari che vivono sulle colline sono organizzati in villaggi ordinati con case affrescate con colori naturali. Jinka Ethnografic Museum Il South Omo Research Center è nato dall’idea e dal lavoro decennale dell’antropologo tedesco Ivo Strecker che lo amministrò con l’Istituto di Studi Etiopici di Addis Abeba. Ora la gestione è affidata all’Università di Arba Minch con partner prestigiosi come il Max Plack Institute per la la ricerca sociologica. L’attività è basata sul vero e proprio museo, sulla biblioteca e sullo sviluppo della ricerca.
Hotel: Jinka Resort o simile.

GIORNO 5 – JINKA – MURSI - BENNA 237 KM 5 ORE CIRCA (PISTA)

Escursione nel Mago Park dove vivono i Mursi. Ritorno verso Jinka e campo in un villaggio Benna. Mago Park Il Parco Nazionale del Mago forma insieme al vicino Parco Nazionale dell’Omo una delle più importanti riserve che preservano l’ambiente originale e la fauna di questa parte della valle dell’Omo. E’ un paesaggio di savana aperta e di foreste di acacie, in gran parte sotto i 500 metri e quindi caldo umido. Ci si arriva a sud da Murille e a nord da Jinka. Ci sono oltre duecento specie di uccelli; e antilopi, dik dik, kudo e predatori come leoni, cheetha e leopardi. Ma le condizioni delle piste e una politica di sviluppo del parco fa sì che non riesca a svilupparsi come zona di safari, e ciò rende gli avvistamenti difficili. Ma il Mago Park è un maestoso ambiente selvaggio. Mursi Villages I Mursi sono una tribù di circa 5000 persone che vive nell’area tra i due fiumi Mago e Omo.
Le tradizioni più note tra i Mursi sono legate al matrimonio, sia per gli uomini che per le donne. Quella che riguarda le donne è uno dei soggetti più noti per chi abbia avuto qualche frequentazione con riviste o documentari sull’Africa: l’usanza di deformare il labbro inferiore con piattelli di argilla. Quando le donne hanno quindici anni il labbro inferiore delle ragazze viene tagliato e in quello spazio e’ inserito un piattino di argilla o di legno. Man mano che il labbro si allunga la deformazione viene aumentata inserendo un piattello di dimensioni maggiori. Su questa usanza circola l’ipotesi che sfigurando in questo modo le ragazze, le si renda meno attraenti per chi vorrebbe rapirle. L’ipotesi è scartata da una fonte informativa molto autorevole: mursi.org, sito curato da David Turton dell’Università di Oxford che contiene materiale testuale e visuale. A proposito delle deformazioni labiali si riconosce la forte influenza dell’ambiente ma anche che ci sono ragazze che si sposano senza avere seguito questa pratica; e che l´usanza è legata soprattutto al passaggio dall’adolescenza alla vita riproduttiva. Ci sono meno controversie sulle prove che devono superare gli uomini, che si affrontano in un duello con bastoni lunghi due metri; un evento cruento, anche se uccidere l’avversario non è l’obiettivo. Il vincitore del duello sarà circondato da ragazze nubili in età da marito. Sempre David Turnton dice che, nonostante l’asprezza della vita che conducono, i Mursi hanno una ricca tradizione orale che trasmette valori e filosofia; una forte consapevolezza estetica; e un amore per passare il tempo a rilassarsi, ascoltare musica e chiacchierare.
Dopo il ritorno a Jinka proseguiremo verso un villaggio Benna.
Benna Villages I Benna sono un gruppo etnico che vive in un territorio a nord degli Hamer e dei quali sono un sottogruppo. Le tradizioni dei Benna sono le stesse degli Hamer ma decorazioni e acconciature sono diverse: capelli a treccine e ornamenti fatti di perline blu e azzurre. Le donne portano in testa un copricapo fabbricato con una zucca tagliata a metà. Pernottamento: campo.

GIORNO 6 – BENNA - KARO - TURMI 200 KM 3.30 ORE CIRCA (PISTA)

Visita a villaggi dei Benna e dei Karo e in auto a Turmi, da cui si effettuano le escursioni nel basso Omo. La mattina ci sveglieremo nel villaggio e dopo colazione partiremo insieme alla gente del villaggio per il grande mercato del martedì Alduba Market. Il mercato settimanale di Alduba è di martedì ed è punto di incontro di Tsemay e Benna, clan del gruppo etnico Hamer. I Benna sono soprattutto pastori e vendono soprattutto tabacco, miele, pelli di capra, burro e frutta stagionale. Dopo il mercato proseguiremo verso un’altra etnia: i Karo, che vivono sulla sponda del fiume Omo. Karo Villages I Karo sono di origine omotica e sono uno dei gruppi meno numerosi tra le tribù dell’Omo: si tratta di un gruppo di ormai solo 1500 persone. Si dipingono il corpo con colori naturali - bianco gesso, nero carbone, giallo ocra… Il disegno più tipico è costituito da puntini bianchi. Le donne indossano delle collane di conchiglie, cinture di perline, braccialetti di rame. Le scarificazioni sono comuni a donne e uomini e mentre per le donne sono segno di bellezza per per gli uomini sono simbolo di vittoria contro i nemici. Sia le donne che gli uomini, inoltre, hanno dei piercing nel labbro inferiore, dove inseriscono vari tipi di ornamento. Pernottamento: campo.

GIORNO 7 – TURMI - OMORATE (BARCA) / OMORATE - TURMI (AUTO). 160 KM, 3 ORE CIRCA

Esplorazione della regione degli Hamer e a Omorate escursione in barca sull’Omo fino ai villaggi Dassanech. Ritorno a Turmi. Omorate è un Villaggio di frontiera, pochi km e siamo in Kenya, qui vive il popolo dei Desanech. Percorreremo in barca una parte del fiume Omo. Dassenech Villages I Dassanech vivono in un territorio nella zona del delta dell’Omo, dalla sua riva occidentale fino a sud, dove il fiume entra nel lago Turkana. Nei pressi di Omorate si può visitare un villaggio e partecipare alla vita lungo il fiume.
La loro origine potrebbe essere nilotica. I Dassanech sono chiamati anche Galeb, sono pastori e pescatori e anche coltivatori, secondo un modello misto comune a molte economie di sussistenza che si basano sulle risorse e sui cicli delle stagioni; le capanne sono fatte da un telaio di rami ricoperto da pelli di animali, che si monta e smonta facilmente, come è nella tradizione dei popoli legati al nomadismo.
Ritorno a Turmi in un villaggio Hamer,dove passeremo la notte. Gli Hamer sono un gruppo etnico della valle dell’Omo di circa 45 mila persone e vivono nel vasto territorio tra l’Omo River e il Chew Bahir; i loro principali villaggi sono Turmi e Dimeka, interessanti soprattutto durante i giorni di mercato settimanali. Riti di iniziazione e decorazioni del corpo fanno parte delle loro tradizioni.
Sono grandi allevatori, con tutto il significato di prestigio e fierezza connesso al possedere mandrie di bovini e capre. L’antropologo Ivo Strecker, a cui come già detto si deve l’ideazione del Museo etnologico di Jinka, ha vissuto e studiato per molti gli anni gli Hamer e ha individuato una relazione tra l’ambiente e lo stile di vita degli Hamer e quello dei primi periodi della civilizzazione degli Egizi. Gli Hamer hanno acconciature riconoscibili e cariche di simboli: le donne preparano una mistura di ocra, acqua e resina, la applicano sui capelli e poi lavorano una ciocca dopo l’altra fino a ottenere tante trecce color rame chiamate “goscha”, segno di prosperità e benessere. Se da poco hanno ucciso un nemico o un animale pericoloso, gli uomini sono autorizzati a formare con i capelli delle crocchie impastate con l’argilla, che talvolta sostengono magnifiche piume di struzzo. Il “salto dei tori” è uno dei più celebri, e discussi, riti degli Hamer; un rito di iniziazione all’età adulta. I giovani Hamer devono dimostrare abilità e coraggio saltando sul dorso di sette tori in fila da cui devono scendere e salire quattro volte senza mai cadere. È un rito lungo, che va avanti fino al tramonto. Se la prova è superata con successo, i parenti di sesso maschile del ragazzo frustano le schiene delle donne della famiglia. Pernottamento: Campo

GIORNO 8 – TURMI - KONSO 230 KM 4 CIRCA (ASFALTO/PISTA)

Esplorazione della zona degli Hamer e in auto verso la savana di Key Afer e poi in direzione nord verso le colline terrazzate dei Konso. Partenza per il mercato settimanale di Key Afer, un ampio villaggio a 1800 metri di altezza, sulla strada che da Konso porta a Jinka. È una zona abitata dagli Ari ma il mercato del giovedì è tra i più grandi della valle dell´Omo ed è punto di incontro anche per Hamer, Benna e Tsemay. Raggiungeremo Konso e visteremo il museo. Il museo di Konso conserva testimonianze della cultura dei Konso, tra cui le famose “waka”, le stele funerarie in legno. I Konso occupano l’ultimo tratto di dolce altopiano verso la valle dell’Omo prima che diventi savana. E’ un popolo emblematico della valle del rift: grandi coltivatori, hanno letteralmente scolpito un paesaggio unico, in cui le colline sono interamente modellate da terrazzamenti e solcate da canalizzazioni di una perfezione tecnica ammirabile, che è stato dichiarato patrimonio dell’Umanità dell’Unesco. Pernottamento: Campo

GIORNO 9 - GIORNO 9 - KONSO - ARBA MINCH 120 KM 4 ORE CIRCA

Dalle colline terrazzate dei Konso in auto lungo la Rift Valley verso la cittadina sulle rive dei laghi Chamo e Abay. La mattina si concludono le visite di konso. Riprende il viaggio verso Nord. Si risale la Rift Valley. Fino alla città di Arba Minch, le ‘quaranta sorgenti’. E’ la capitale della regione del Gamo Gofa. Splendida la sua geografia: si trova su una collina che sovrasta i laghi Chamo e Abbaia, i due laghi più meridionali del Rift Etiopico. Spettacolari panorami. I due laghi sono separati da una stretta striscia di terra conosciuta come il Ponte del Paradiso. Ci regaliamo una gita in barca sul lago Chamo per poter osservare coccodrilli e ippopotami. Bellissimi i voli degli uccelli che popolano i due laghi. Pernottamento in hotel Hailé Resort.

GIORNO 10 - ARBA MINCH - YERGALEM VIA SHASHAMANE 280 KM 4/5 ORE CIRCA

La mattina partenza per Chencha, dove il sabato si svolge un mercato del popolo dei Dorse. Si prosegue per la regione Sidamo, attraversiamo Shashemene ed Awassa e proseguiamo poi per il cuore della regione Sidamo, dove troveremo uno dei lodge piú belli del Sud d’Etiopia, l’Aregash lodge, completamente immerso nel verde e circondato dalle piantagioni di caffè del popolo Sidama. Al tramonto, ai margini del lodge arrivano diverse iene, abituate a ricevere cibo dai guardiani. Da qui potremo visitare le piantagioni di caffè e gli accoglienti villaggi Sidamo dei dintorni, che ci mostreranno le tradizionali preparazioni del Ensete e il caffè. La preparazione del caffè in Etiopia segue rituali ben precisi, necessita di tempo e crea in chi assiste sensazioni molto piacevoli. Essa è parte integrante della tradizione culturale e della vita sociale del Paese. Hotel: Aregash Lodge

GIORNO 11 – YERGALEM - ADDIS ABEBA 315 KM 5-6 ORE CIRCA - RIENTRO IN ITALIA2

Partenza per Addis Abeba e sosta al mercato del pesce di Awasa. Sul Lago Awassa c´è la più grande cittadina della Rift Valley e capitale degli stati del sud Awassa Fish market Awasa è una città in fermento, con un grande polo universitario, con le palme e un clima che ricordano Bahar Dar. Anche Awasa è su un lago, il più piccolo della Rift Valley, ma abitato da ippopotami e numerose specie di uccelli. Nel vecchio hotel Webe Shebele si può prendere un caffè in compagnia delle scimmie guereza. Il lago è circondato da un sentiero e il mercato del pesce – tra marabu e scimmie – è tra i luoghi che più ricordano l’aria di mare in una nazione che mare non ha. Rientro ad Addis Abeba. Cena tradizionale (dipende dall’orario del volo internazionale). Trasferimento in aeroporto 3 ore prima del volo. Hotel: Azzeman Hotel o simile (day use 1 camera x 4 pax fino alle 19,00).

FINE DEI SERVIZI

La programmazione del primo e dell’ultimo giorno dipende dagli operativi dei voli internazionali, quindi eventuali variazioni saranno valutate al momento della prenotazione.

L´itinerario può subire variazioni in considerazione di eventi fisici e metereologici e della condizione psico-fisica dei partecipanti. Le visite culturali, inoltre, possono subire modifiche o essere riadattate a seconda della programmazione del viaggio, delle festività locali e nazionali o di altre esigenze che possono emergere in loco.

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