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Dolomiti del Brenta climbing

Un gruppo di escursionisti-esploratori inglesi, in particolare John Ball, Douglas William Freshfield e Francis Fox Tuckett, nell’estate del 1864,  effettuano la traversata del Gruppo di Brenta da Molveno a Madonna di Campiglio, dando così il via all’esplorazione alpinistica delle Dolomiti. Da allora con l’alpinismo esplorativo prima e sportivo poi, gli itinerari tracciati sono davvero innumerevoli.

Il gruppo delle Dolomiti di Brenta, è l’unica isola di dolomia situata ad ovest del Fiume Adige, confinante ad ovest con la Val Rendena, a nord con la Val di Sole, a est con la Valle di Non e l'Altopiano della Paganella ed a sud con le Giudicarie esteriori. Rispetto a molti gruppi Dolomitici più famosi, come il Sella, le Tre cime di Lavaredo o il Falzarego la caratteristica dominante del Brenta è l’isolamento, la natura ancora selvaggia e il patrimonio storico alpinistico incredibile che riescono regalare sempre le emozioni uniche.

La regione è ricca sia di vie normali sia di vie estreme, di arrampicata sportiva o tradizionale.  Durante le scalate potrete vivere i momenti indimenticabili perché poserete le vostre mani su linee estremamente estetiche ideate da grandi alpinisti del passato come Detassis, Graffer, Castiglioni, Maestri, Aste.

1 +

Durata

1 GIORNO (possibli estensioni)

Livello

Da 2 a 7

Altitudine massima

2.883 mt

Informazioni Generali

Il gruppo, lungo circa 40 km e largo 12 km, può essere a sua volta suddiviso in sottogruppi minori: a nord la catena della Sassara – Pietra Grande; dove troviamo molte pareti poco conosciute ma non meno meritevoli di un campanil basso. A est la Campa e il Croz dell’Altissimo; con la sua infinita parete sud, alta più di 1000 metri. A sud abbiamo il massiccio della Cima Tosa (la vetta più alta del gruppo, 3159 m) che racchiude forse le vie più belle come la classica via delle guide al Crozzon. Abbiamo poi l’Ambiez, dove si trova la roccia più bella del gruppo con le innumerevoli vie classiche e sportive e le cime di Ceda.

Al centro oltre agli Sfulmini, al Grostè e ai Massodi, si trova la mole di Cima Brenta con la sua caratteristica vedretta pensile, oramai sempre più piccola purtroppo. Qui troviamo le cime “icona”: il campanile Basso, l’Alto, il Castelletto e molte altre.

 

ITINERARI 

ITINERARIO 1 - CASTELLETTO INFERIORE
L’accesso a una delle montagne più apprezzate e frequentate nelle Dolomiti di Brenta, è relativamente comodo. La soleggiata parete e la vicinanza al rifugio Tuckett ne hanno fatto da sempre la scuola di arrampicata per generazioni di alpinisti dolomitici. La scalata al Castelletto è effettuabile  anche nei mesi di giugno e settembre/ottobre.

Programma

Il ritrovo con la guida è previsto alla stazione della funivia del Grostè, Madonna di Campiglio. Dopo essere saliti con gli impianti alla piana del Grostè  imbocchiamo  il sentiero N.316 che in circa 45 minuti, passando sotto le ripide e bellissime pareti occidentali del Castello di Vallesinella, ci porterà al rifugio Tuckett. Dopo l'immancabile pausa caffè al rifugio arriviamo in pochi minuti ai piedi della parete, pronti a intraprendere la scalata. Un tiro di corda dopo l’altro raggiungiamo  la cima. Ci sarà pure la possibilità di fare pratica con la tecnica di discesa in corda doppia, scendendo sul versante opposto (N). Tornati con i piedi per terra invece di tornare verso gli impianti di risalita si scende al rifugio Casinei e a Vallesinella, completando così un bel giro ad anello. Da qui con comodi bus-shuttle ritorniamo al punto di partenza.

Vie effettuabili: 

Via normale da sud 270 m - Livello di difficoltà 2/3.
Si tratta di una bella ascensione su ottima roccia, dalle difficoltà piuttosto contenute e pertanto perfetta per chi si approccia per la prima volta (o comunque per chi ha poca esperienza) all’arrampicata su una via di più tiri in ambiente dolomitico. Può essere affrontata anche da chi non ha mai arrampicato, ma meglio non soffrire di vertigini!

Spigolo Gasperi / Via Sybilla al Castelletto di Mezzo - Livello di difficoltà 4+
Entrambe grandi classiche, le difficoltà cominciano a farsi sentire, la verticalità aumenta e il grado si attesta sul 3+ con passi fino al 4+. Vie comunque adatte ai principianti o/e all’insegnamento delle tecniche di cordata.


ITINERARIO 2 - CORNA ROSSA
La Corna Rossa: un insieme di torri di ottima Dolomia che si staccano dai prati rocciosi della piana del Grostè per precipitare a sud con numerose pareti, generalmente non troppo alte, ideali per una mezza giornata di arrampicata. Potrebbe essere paragonata alle cinque torri del Brenta.

Vie effettuabili:

Nella Detassis al torrione SAT 200m, Livello di difficoltà 4+/5-.

Una  delle “due Detassis” questa è la più facile, classicissima e divertente su ottima roccia.

Detassis Vidi 260m, Livello di difficoltà 5.
La via più frequentata della Corna Rossa, un capolavoro che segue fedelmente l’esposto spigolo Sud Est della Cima principale.

Andreotti Casiraghi al torrione SAT 260m, Livello di difficoltà 5+, 6.
Via poco conosciuta e parecchio impegnativa, una chicca per intenditori.

Quinto e Lina 220m, Livello di difficoltà 6a+.
Una via sportiva su ottima roccia.

Zordano 250m Livello di difficoltà 6c+.
Via sportiva ben attrezzata che sale al centro della parete più alta di Corna Rossa.


ITINERARIO 3 - CAMPANILE BASSO 2.883 mt
“Il Basso” nell’ambiente degli arrampicatori trentini è considerato come una vera e propria “icona”, che negli anni ha guadagnato la fama di una delle montagne più belle al mondo. Posto dove la storia di alpinismo è a portata di mano, che si percepisce ad ogni appiglio che si afferra, ad ogni chiodo che si incontra. Ricordando che quando è stato salito la prima volta i chiodi come li conosciamo noi non esistevano ancora. Un paradiso isolato e poco frequentato, rispetto a tante altre belle vie su guglie famose (Torri del Vajolet, Campanile di Val Montanaia o Tre Cime di Lavaredo) si trova su una montagna piuttosto remota e non facile da raggiungere. Le 4 ore di avvicinamento da valle e 1,30 h dal rifugio scoraggiano   parecchi scalatori poco motivati e questo permette di godersi la montagna, specialmente in primavera o nelle nitide giornate autunnali, godendosi un panorama mozzafiato: dopo una partenza all’ombra di una gola angusta e un pò orrida il sole fa capolino scaldando le dita intirizzite sulla parte più difficile, la parete Pooli, e poco dopo si apre l’orizzonte sulla valle e il lago di Molveno. La natura serpeggiante dell’itinerario ci porta poi a circumnavigare la parete nord lungo lo stradone provinciale e la vista si fa più severa, sul Crozzon di Brenta e la Tosa. Dalla cima si vede tutto.

Programma

È consigliato l’arrivo in  rifugio Brentei o Pedrotti la sera precedente alla scalata. Giorno dopo sveglia all’alba e  in breve tempo si raggiungono i piedi del campanile, scalata e descesa a valle.

Vie effettuabili:

Via Normale 270m Livello di difficoltà 4+.
Via singola con  un incredibile concentrato di storia e vicende che culminano con la prima assoluta scalata alla vetta di Otto Ampferer e Karl Berger.

Diedro Fermhann 350m Livello di difficoltà 5.
“Al Campanile Basso, prima dell’intervento dei mezzi artificiali, come l’uso del chiodo nel 1908, Rudolf Ferhmann e Oliver Perry Smith realizzano una delle più grandi imprese della loro epoca, superando il geometrico e splendido diedro che caratterizza la parete sudovest. Ancora oggi, ripetendo questa via, si resta stupiti della linearità del tracciato, simile ad una retta che dalla base si proietta in alto sullo spallone senza nessuna deviazione, offrendo difficoltà costanti di IV e IV+ sfiorando in alcuni momenti anche il V grado. Una lezione di stile “pulito” per ogni epoca, valida anche per quella attuale.” (Gian Carlo Grassi, 90 scalate su guglie e monoliti) 

Normale + Preuss 250m  Livello di difficoltà 5.
“Tre anni più tardi dalla prima salita del diedro Ferhmann, il 29 luglio 1911, il campanile Basso, forse proprio per la sua arditezza di forme, capace di esaltare gli spiriti romantici, è ancora l’arena di un’altra impresa ai limiti del leggendario: Paul Preuss compie la prima ascensione della parete est. Procede solo, slegato e senza chiodi, su difficoltà continue di 5 grado. La notizia di questa scalata fa enorme scalpore sino a destare l’incredulità di molti. Solo dopo una ventina di anni, e dopo alcuni tentativi terminati tragicamente, la sua via fu ripetuta. Una salita che ancora oggi benché addomesticata dai numerosi chiodi, conserva un sapore sovratemporale.” (Gian Carlo Grassi, 90 scalate su guglie e monoliti).

Spallone Graffer 380m  Livello di difficoltà 5+/6.
Grande classica che supera fedelmente lo spigolo SO su terreno spesso molto verticale, incredibile pensare che sia stata aperta con soli 12 chiodi considerato che ora   saranno almeno 80. Una via con difficoltà continue e roccia ottima, da non sottovalutare.

Stenico Navasa 380m  Livello di difficoltà 7/A2.
Delle vie classiche la più dura del Basso, poco ripetuta e severa, scalata di gran classe riservata ad alpinisti molto preparati.


 

 

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